andres hunger

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Perché un granchio?

Sarebbe troppo semplice definirmi un amante del mare che vivo attivamente e con passione. E’ da lì che proviene la figura che mi rappresenta e che campeggia in home. Ve lo sarete chiesto.
Questo amore lo devo a mio padre, teutonico di Monaco come suggerisce il cognome Hunger, da cui ho anche ereditato una contaminazione continentale e mitteleuropea che si pone accanto a quella artistico creativa di una mamma marchigiana.

In una società tribale fatta di simbologie, ieri ed oggi più che mai, ho scelto (o forse mi ha scelto lui?) il mio alter ego. Il granchio o, come dice la gente di mare da queste parti riferendosi ad una particolare specie, il “pauro”. Già in un rapporto geografico, storico e politico di Pietro Castellano del 1837 si annota in merito ai pregiati frutti del mare di fronte alla costa anconitana:

….”Vi abbondano i crostacei , fra' quali v' hanno taluni particolari granchi di scoglio , che diconsi pauri , di ottimo sapore”.

A parte questo aspetto, il “pauro”, grazie alla capacità ciclica di rinnovare il carapace, è un simbolo di rinascita continua che rappresenta il percorso evolutivo della mia vita. Quasi estinto, lui sta tornando piano piano, rischiando coraggiosamente ogni giorno di essere carpito da uomo o animale durante sue abluzioni sugli scogli della falesia.
Il mito lo pone a difesa dell’idra che Ercole uccise durante una delle sue dodici fatiche ed è da qui che, per compensare l’eroico carattere e seguente sacrificio, nasce la famosa costellazione.
Presso le antiche popolazioni Thai il granchio aveva un ruolo propiziatorio all’ingresso della caverna dell’aldilà e sognarlo fa avverare i desideri.
I miei ed i vostri.